1. Prologo
Un invito all’apertura di una discussione radicale sul marxismo dovrebbe in teoria essere accolto con approvazione, piacere e gratitudine. Non è quasi mai così. La diffidenza è spesso la prima reazione. Si ha paura di una sorta di cavallo di Troia che vuole entrare con questo pretesto nelle mura delle nostre pigrizie e dei nostri pregiudizi, su cui abbiamo costruito un’identità, un’appartenenza, delle abitudini di militanza che crediamo stabili e che sono invece quasi sempre fragilissime e precarie. Eppure è ormai chiaro che le vecchie forme di marxismo costituitesi nel Novecento, non importa se maggioritarie o minoritarie, ortodosse o eretiche, ecc., non sono più in grado di rispondere alle nuove esigenze conoscitive ed interpretative di questo inizio di secolo XXI°, dalle nuove forme di potere capitalistico alle ragioni profonde del vergognoso crollo degli Stati e dei sistemi sociali del comunismo storico novecentesco, dalla cosiddetta globalizzazione alle nuove forme storico-antropologiche della soggettività individuale e collettiva, battezzata troppo spesso frettolosamente in termini di postmodernità. In estrema sintesi possiamo ricondurre queste difficoltà a tre ordini di ragioni, che voglio indicare subito in questo prologo. +
